A Cuddura cull’ova (con le uova)

venerdì 22 aprile 2011

Non pensavo di farcela…e invece eccomi qua, dopo due interminabili settimane fatte di escursioni ospedaliere, influenze varie, prima il piccolo, poi io, poi di nuovo il piccolo…ups, dimenticavo poi anche mio marito! Insomma uno sterminio totale, che mi ha costretto a non riuscire a preparare nulla per il blog eccetto queste coroncine che vedete in foto. Certo io vi ricordo che se siete a corto di idee potete sempre dare una sbirciatina al piccolo menù che avevo confezionato l’anno scorso per il pranzo di Pasqua, intanto per oggi diciamo che la colpevole tentatrice è stata la mia cara Rossana che nelle sue mail sempre piene di consigli utili e idee,  mi aveva appunto suggerito la cuddura cull’ova e io non pensavo di arrivare a tanto e invece sono riuscita a confezionarvi i miei siciliani cestini per Pasqua.

La “Cuddura” è il nome che danno tradizionalmente a Catania, qui a Palermo li chiamiamo pupu cull’ova anche se poi spesso hanno la forma di una colomba o cestini o coroncine con l’uovo sodo al centro, le uova che si utilizzano per confezionare la cuddura devono essere sempre di numero dispari. Era un dono che si scambiavano i fidanzati un tempo infatti, in molte versioni è a forma di cuore intarsiato e il numero uova stava a indicare “l’amore” verso la persona amata, pare che in passato se ne facevano di belli grandi, e non solo in forma dolce con una simil frolla, ma anche con l’impasto del pane, in alcuni paesi siciliani tutt’oggi è così.  Io per continuare a parlarvi di questo dolce non posso fare a meno di farvi conoscere  Marcella Croce e il suo interessantissimo libro “Guida ai sapori perduti” – che tra l’altro vi consiglio - dove ci spiega di come l’uovo rappresenti il simbolo del rinnovamento e rinascita in diverse interpretazioni e origini, oltre a illustrarci le diverse tipologie di cuddure e dolcetti pasquali siciliani. Quando ancora la cioccolata non era approdata in Sicilia, sono le uova sode a rappresentare il complemento della figura umana,  ecco perché pupu cull’ova. Viste le antiche origini, questo dolce pasquale in Sicilia è più vivo che mai, inoltre una svariata ricerchina sul dolcetto mi ha fatto scoprire l’esistenza della stesso chiamato in modi diversi anche in Calabria e Puglia…del resto un tempo eravamo una cosa sola. Io lo mangio da quando ero piccolissima cucinarlo è stato molto divertente soprattutto quando lo osservi appena sfornato e ti rendi conto di quanto sei legata alla tua terra e alle tue tradizioni…roba da brividi no? :)

Adesso vi lascio i miei cestini di cuddura con l’uovo rigorosamente rosso, che rappresenta il sangue e la sofferenza di Cristo. Con la frolla che avvolge l’uovo, così come mi consiglia Rossana, proverò a spezzettarla e intingerla in una deliziosa mousse di fragole, prima però la metterò come grazioso segna posto per il pranzo di Pasqua, questi cestini così colorati daranno alla mia tavola allegria e serenità, quello che auguro a tutti voi…buona Pasqua! :)

Cuddura cull’ova

  • 1 kg di farina 00
  • 1/2 bicchiere di latte
  • 200 gr di burro fuso
  • 300 gr di zucchero semolato
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 3 uova intere (per l’impasto)
  • 10 uova sode + 1 sbattuto
  • scorza di arancia grattuggiata
  • diavoletti colorati per decorare

Cuocere le uova in una pentola capace, contando 7 minuti dall’ebollizione, fatto questo metterele da parte a raffreddare. Preriscaldare il forno a 200°, mettere la farina in una ciotola capace (io ho utilizzato la planetaria). Aggiungere lo zucchero, il lievito, la buccia grattugiata dell’arancia,  mescolare e formare un cratere al centro. Unire gli ingredienti liquidi ovvero il burro fuso le uova (possibilmente sbattute prima di essere inserite all’interno) e iniziare a lavorare il tutto, aggiungere il latte poco alla volta,  fino a ottenere un composto omogeneo. Trasferire tutto in una spianatoia infarinata e lavorare la pasta fino a quando non diventa compatta e liscia.  Con l’aiuto di un mattarello stendere l’impasto  e con una rotella per ravioli ricavare prima una base tonda e poi delle strisce da intrecciare e disporre lateralmente e sopra per cingere l’uovo.  In una ciotola sbattere un uovo e spennellare i cestini con l’uovo e decorare con i diavoletti colorati. Portare la temperatura del forno a 180° e infornare per 25/30 minuti o fino a quando la frolla non risulterà cotta.

Note: La ricetta tradizionale prevede l’utilizzo dello strutto, in questa versione è stato sostituito con il burro.

Categorie: ... per le feste, biscotti, cucina siciliana, menu di pasqua, tradizioni e ricorrenze
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21 Commenti a “A Cuddura cull’ova (con le uova)”

  1. Chiara scrive:

    Fantastici! Che carini che ti sono venuti!!! :-)))
    A casa mia la nonna li faceva pure, sai che erano molto simili…ed è vero, molti erano a forma di cuore, credo ci metteva pure la glassa che avanzava dalla cassata. Sei stata bravissima mi hai portato indietro nel tempo! Ti auguro una Pasqua felice.
    Ciao
    Chiara

  2. Silvia scrive:

    Chiara!…che carina che sei! :)
    Questa cosa della glassa avanzata è fantastica! Per dire, mi piace pensare una cucina piena di dolci per il grande pranzo, e una nonnina davanti il focolare, che bella visione! :D
    Auguro una felice Pasqua anche a te! :)

  3. Rossana scrive:

    Queste “cudduredde” sprizzano gioia e allegria, che ti auguro come leitmotiv di questa Pasqua ;)

  4. manuela scrive:

    un mio amico carissimo,siciliano verace e amante della cucina sicula,detto mi ‘a che ” no pupu cu l’ova ‘nna l’impastu ci va a saimi (strutto) no u burru. correggete gli ingredienti.

  5. Elena scrive:

    Silvia, che bel post! Qualche anno fa anche io sono stata alla presentazione di un libro di Marcella Croce e mi è molto piaciuta. Questa cuddura è davvero bella, fotografata divinamente, come sempre.
    Approfitto del passaggio per augurarti una serena Pasqua, lontana dai raffreddori e magari all’aperto, se il tempo ci assisterà :)
    Un bacione

    Elena

  6. Emanuela scrive:

    Ciao Silvia, innanzitutto auguro una felice Pasqua anche a te e a tutta la tua famiglia. E poi che bel post, che bellissima ricetta tradizionale. Leggendo solamente il nome ovviamente non ci sarei mai arrivata .. ma non sono molto pratica dei dialetti !! Mi piacciono le ricette che ci ricollegano alla nostra storia, al nostro passato. Da questa ricetta traspare tutto l’amore che nutri per le tue radici. Ed è una cosa bellissima. Felice Pasqua. Manu

  7. Paola Aiello scrive:

    La facevamo questa tipo di biscotto piu grande con piu zucchero. Mi preferisco questa ricetta! Grazie! Buona Pasqua!

  8. estrella scrive:

    Ciao Silvia … sbircio qui e là nel tuo sito solo da qualche giorno e piacevolmente vedo che porti alto il nome della nostra cucina, siciliana, e palermitana nello specifico. Noi avremo il piacere di conoscerci mooolto presto!! Ti dice nulla il nome “Arte del buon pasticcere Siciliano”? .. io ho la fortuna di partecipare a questo corso… ergo aspettiamo solo il momento di decidere la data del nostro incontro! ;)

  9. Silvia scrive:

    @Rossana: Ti sono piaciute eh?
    @manuela: Come in tutte le frolle siciliane va lo strutto…a me lo strutto era finito, ho rimediato con il burro anche se a dirti la verità non lo uso spessissimo, salvo che per la milza! Lo scriverò fra le note, grazie! :)))
    @Elena: Il libro di Marcella Croce è una fonte di sapere, è molto curato nei contenuti, avrei solo oraganizzato meglio gli indici, è comunque un validissimo volume per chi vuole conoscere e approfondire la cucina siciliana. Grazie cara, speriamo che non piove! :)
    @Emanuela: Le ricette legate al territorio mi affascinano sempre moltissimo, ricordarle scriverle e lasciarne traccia per me è una cosa importante…grazie cara! :)))
    @Paola:Come nelle frolle tradizionali avrei messo più zucchero, poi mi sono ricordata delle cuddure che faceva una mia zia, non erano dolcissime e così ne ho messo un po’ di meno. Grazie sono contenta che ti piace questa ricetta. :D
    @Estrella: Certo che mi dice qualcosa! :D Teresa mi ha parlato tanto di voi, e mi sa che tra non molto ci conosceremo di presenza, ho da raccontarvi la mia esperienza! :D Penso che ci vedremo i primi di maggio…allora a presto! ;)

  10. symposion scrive:

    anche noi da piccoli ne facevamo di simili e come eravamo contenti :)
    Buona Pasqua!

  11. Le Rocher scrive:

    Sono deliziosi, ti sono venuti benissimo!
    TAnti auguri di una serena e felice Pasqua.

  12. Milena scrive:

    Ciao, ti volevo gentilemte chiedere come sei riuscita ad ottenere un bel colore rosso per le uova. Io le ho provate tutte ma il risultato è stato pessimo. Grazie mille

  13. Cara Silvia, io ho da pochi giorni realizzato il mio blog e proprio per pasqua ho postato anch’io una ricetta che ricorda le tue coddure cu l’ova. dalle mie parti, a ragusa, si utilizza una semplice pasta da pane. se passsi a fare un giro non inorridire per le foto!!
    Un caro saluto, elisa

  14. Angela scrive:

    Ciao Silvia!!! Bellissimi davvero! Anch’io li ho preparati per Pasqua e pubblicati sul mio blog… Pensa, da me a Matera si chiamano “Pannaredde” mentre in Puglia vengono denominati “Scarcelle”! Che bello riscoprire queste antiche tradizioni culinarie…:)

  15. Silvia scrive:

    @Milena: Le uova le coloro con il colorante alimentare, in questo link trovi il procedimento…ciao a presto! ;)
    http://www.kitchenqb.it/2010/03/uova-colorate-e-un-menu-per-pasqua.html

    @elisa: …invece le tue foto sono molto carine! Ho letto la tua ricetta dei “pupi” ti è venuta benissimo!!! :)))

    @angela: Hai proprio ragione! Sai che Pannaredde non l’avevo letto! Ricordo che scartabellando pagine sul racconto della cuddura avevo letto della denominazione in Puglia, pannaredde è la prima volta che lo sento. :)))

  16. aurora scrive:

    Da noi a Caltagirone sono i PANAREDDI!!! Simbolo del rinnovamento e auspicio della buona stagione. si chiamano così perchè hanno la forma di un “PANARO” (antico cestino di giunco)con tanto di manico intrecciato, al centro vi è l’immancabile uovo che viene ricoperto da una colomba di frolla tutto intorno il panaro è adornato – con grande maestria – di fiori, nastri, fave, uva e le pere con il chiodo di garofano infilato sul fondo della pera a dare più veridicità al frutto. Peccato averlo già mangiato e non potervelo fotografare!!!;))

    • concetta scrive:

      anche io sono di caltagirone e non mi dispiacerebbe confrontare la mia ricetta con quelle di Aurora.la mia è : 1 kg di farina (500 g di semola e 500 di maiorca), 200 di strutto e 200 di zucchero, impastare con acqua. la ricetta non prevede lievito !! come vuole la tradizione ho regalato i panereddi e le colombe (le due forme che ho creato) ad amici e parenti , tutti dicono che sono buoni ma…io ricordo che quelli che faceva mia nonna erano più friabili, la pasta era biscottata. qualcuno può darmi un suggerimento?? grazie.

      • Silvia scrive:

        Concetta eccomi se posso esserti d’aiuto…
        Dunque se vedi la ricetta che ho pubblicato ha il burro al posto dello strutto (strutto che tra l’altro in questa ricetta non ho mai usato) e devo dire che il biscotto risulta abbastanza friabile. Potresti anche provare, così come volevo fare io quest’anno, ma poi al posto delle cuddure in tavola sono finite le pecorelle, a fare una versione delle cuddure con questa pasta frolla, segui la cottura in forno, appena risulta leggermente dorata decidi se prolungarla o meno in base al tuo gusto più o meno biscottato! Io la devo ancora sperimentare, ma trovo che questa frolla sia friabilissima! :)
        Ciaooo

    • Silvia scrive:

      @Aurora: Ma che meraviglia! Però promettimi che il prossimo ce lo fotografi…sono curiosissima! :)

  17. Cristina scrive:

    Dalle mie parti (prov. di Trapani) si usa una ricetta più semplice, con l’acqua al posto del latte e ammoniaca per dolci, e si chiama Campanaro :).

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